M. Il figlio del secolo

Normalmente non leggo gli articoli di Galli della Loggia, perché non ho mai condiviso il suo revisionismo, moderato e scivoloso.

Qui la sua stroncatura, per quanto forte, a me pare più pedante che travolgente.

Non avrei comunque letto M di Scurati, ma avrei amato che una recensione critica mi rassicurasse che questo libro, primo volume di 847 pagine di una minacciosa trilogia, poteva tranquillamente non essere letto perché non aggiunge nessun racconto di fatti significativi ancora non noti, nessuno sguardo nuovo, nessuna spiegazione interessante, nessuna luce inattesa su errori o indulgenze che possono ritornare.

Galli della Loggia invece si ferma in limine agli strafalcioni, più o meno gravi, commessi dall’autore e non curati dall’editor, senza entrare nel merito.

Una posizione questa che è insoddisfacente per le chiacchiere da salotto, ma interessante dal punto di vista filosofico.

M non va letto perché Scurati non è autorevole.

Con buona pace dell’imperante spirito sanculotto, allergico alle competenze, anzi intollerante alle competenze.

Insomma: Ne sutor ultra crepidam.

Ps Chi invece volesse leggere un libro di storia sullo stesso argomento di M, un libro così bello e appassionante da valere e divertire più di molti acclamati romanzi, recuperi “Il corpo del duce” di Sergio Luzzatto. Illuminante, nutriente, divertente e con un incipit fulminante.

Luca


 

 

 

 

Caro Luca e cari tutti,

rispondo perché almeno le prime 100 pagine del libro le ho lette, e mi sono anche divertita a pensare all’esercizio fatto dallo scrittore, al netto degli svarioni segnalati, di offrire in pasto ai lettori un romanzo e non il solito saggio (che io amo ma la maggior parte dei lettori non molto).

Hai ragione quando dici che il libro di Luzzatto è bello e ben fatto. Verissimo. Ma Scurati parla alle masse e al botteghino mentre Luzzatto parla a chi di storia capisce e legge con consuetudine. Mercati diversi per lettori diversi. Entrambi leciti se ben gestiti.

In questo caso il problema è diverso, e non mi stupisce che Galli della Loggia non vada oltre il mero sfoggio della sua cultura personale, dimostrando ancora una volta una sprezzante incapacità di immaginare il Paese reale che è pari solo a quella di Scurati per le date e i fatti della storia.

Lo studente in questione, per seguire la sua metafora, oggi non riesce a collocare correttamente nemmeno la data dell’Unità d’Italia, e se questo accade la responsabilità è anche e soprattutto di quei soloni che nulla hanno fatto per proteggere e difendere la diffusione della cultura, offrendo in pasto, loro per primi, dati incompleti e informazioni sbagliate o mal presentate. Hanno coscientemente abituato i lettori al pressapochismo e alla sciatteria, e poi si indignano nel constatare che la cosa genera aberrazione.

Questo libro, come molti altri di pari livello, è il sintomo di un sistema malato dove gli editori sono guidati da venditori di pubblicità e l’editing di un romanzo viene pagato 6 Euro a pagina, con buona pace di chi deve controllare dati e fatti per correggere e indirizzare la foga e la fantasia dell’autore.

Ecco, oggi questo lavoro, che è il più bello e il più malpagato del mercato editoriale, non trova spazio né nel conto economico di un libro, né, tanto meno, in un serio calendario di lavoro di una casa editrice.

Ai lettori non rimane dunque che leggere la pessima recensione di Della Loggia, che ben si guarda dal correggere le lacune, altrimenti sarebbe informazione, limitandosi, come sempre, al manieristico sfoggio di saccenteria, esercizio che spesso va di pari passo con il sopraggiungere della senilità.

Peccato, altra occasione sprecata da questa pseudo classe intellettuale, l’unica ancora ben pagata per scrivere fandonie.

Concludo, amaramente, dicendovi che siamo in un Paese di narratori e non di revisori, perché il primo mestiere offre le luci della ribalta mentre il secondo solo l’ombra della correttezza. Poco di moda di questi tempi…

Un forte abbraccio a tutti

Lidia


replica di Scurati a Galli della Loggia

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