La vita raccontata da un cacciatore di farfalle

Serata dedicata a Parla, ricordo di Vladimir Nabokov. Edizione Adelphi

Si parlava di confini quest’anno a LeggiMi!!, e questo è il stato il penultimo libro dedicato al filone (il prossimo sarà Patria di Fernando Aramburu. Edizione Guanda.)

Nabokov racconta la sua storia e quella di tutta la sua famiglia, che si dipana dalla Russia, negli anni che precedono la Rivoluzione, fino all’arrivo in America, nel 1940. Da San Pietroburgo a  Manhattan, già questo suona come un buon titolo.

Nasce in una nobile e ricca famiglia dell’aristocrazia russa, trascorre l’infanzia nelle molte residenze di proprietà, al riparo dalla realtà e vicinissimo a fratelli e parenti con cui divide ozio e divertimenti. Coltiva una sfrenata passione per le farfalle, che studierà per tutta la vita diventando, oltre che un letterato, un grande entomologo. Passa da un precettore all’altro imparando a parlare perfettamente inglese e francese, ma non il russo, come constaterà con sorpresa il padre correndo ai ripari. La storia è ricca di eventi, non priva di una certa ironia ma soprattutto densa di cultura. Quella stessa che Nabokov continuerà a riconoscere come elemento distintivo dell’aristocrazia russa, seppure decaduta, ogni volta che la ritroverà ai margini di qualche salotto Europeo. La figura dell’esule russo trova infatti in questo racconto un dettaglio privilegiato.

Siamo di fronte a una saga familiare che si svolge in quel mondo in disfacimento che farà da sfondo alle due grandi guerre del ‘900.

San Pietroburgo, la Crimea, Londra, Berlino, gli Stati Uniti, un susseguirsi di luoghi e di nomi che servono a Nabokov per rievocare con la precisione dello scienziato ogni singolo dettaglio perduto di una vita tutta da raccontare.

I giudizi dei lettori

Distaccato e anaffettivo è il commento che ricorre con maggiore enfasi all’inizio della discussione. Poetico ma distante dai fatti narrati, corregge qualcuno più clemente verso le intenzioni dell’autore.

“Ha uno stile faticoso. Soprattutto se paragonato a quello di Canetti” (letto in precedenza e accostabile per periodo storico). Ma si tratta di due scritture molto diverse… Nabokov rivela una capacità di cogliere i dettagli e una ricerca quasi patologica e spasmodica di far rivivere il ricordo.

Eppure nel libro c’è chi coglie autocritiche e perfino rimpianti…

La mancanza di dialoghi e la minuzia descrittiva di tutto quello che viene narrato rendono la lettura faticosa a molti.

Però non mancano quelli che lodano l’intenzione e anche lo stile. “Ho visto in questo libro un misto di tecnicismo e poesia” dice Nives

Claudio prende la parola in difesa del poeta: “Mi è piaciuto da morire perché è un libro dichiaratamente snob. Nabokov era un genio, e in quello che racconta si percepisce la verità, non la mistificazione letteraria.”

“Ogni singolo ricordo sembra dipinto come un quadro a olio, dettaglio e chiaroscuro portano il lettore fin dentro le stanze a rivivere i tanti momenti di una vita. E poi, alla fine di ogni capitolo, una narrazione poetica chiude il quadro esaltando la potenza della narrazione e la forza riparatrice della memoria, che trasforma il dettaglio in ricordo”. La memoria diventa  salvezza dal dolore e dall’oblio del tempo. L’unico antidoto per salvare le schegge disperse di un’intera vita.

Nella sinossi dell’edizione di Adelphi si legge: «Il dettaglio è sempre benvenuto»: questa regola aurea dell’arte di Nabokov forse mai fu applicata da lui stesso con altrettanta determinazione come in Parla, ricordo

A proposito di confini

L’unico vero confine nel libro è quello del tempo. Con cui l’autore gioca filosofeggiando sulla vita, e sulle sue stesse esperienze. Del resto, chi meglio di un cacciatore di farfalle può giocare col tempo e con la vita.

La lingua

Nabokov scrive la prima edizione in inglese, poi la traduce in russo facendosi aiutare dalla moglie, e nella nuova edizione aggiunge particolari e precisazioni che forse la scrittura in lingua anglosassone non riusciva a ospitare. La lingua del ricordo è senza dubbio più ricca di quella della vita.

Questione di dettagli.

Lidia

Foto e appunti di Patrizio

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