Stoner: è troppo dolce?

Memorabile serata, quella di ieri.

All’insegna – parrebbe –  di una standing ovation: Stoner piace a tutti. Moltissimo.

Proprio a tutti?

Un componente di LeggiMI!! – che ha chiesto di restare anonimo – mi ha concesso un’ intervista esclusiva. Ecco alcuni passaggi.

“Cosa c’è che non ti ha convinto del libro?

La domanda è mal posta. Niente mi ha convinto del libro. Storia piatta e inesistente: la biografia di un tibetano della letteratura. Troppo monotono. Troppo monocorde. Uno stile piatto. Ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine.

Perché non ti è piaciuto il protagonista?

Perché – diciamo la verità – è un inetto. Perché – poi – Stoner è anche un grande egoista, in fondo.

Nessuno ieri lo ha detto: eravate così celebrativi del suo “eroismo nella normalità”!

In realtà secondo me le “stoiche rinunce” di questo Stoner sono una finzione, un bluff.

Stoner preferisce non soffrire, non lottare, non amare, non scegliere la strada che lo farebbe felice: perché è troppo faticoso. Troppo rischioso.  Lui sta bene com’è e dov’è: nel bozzolo caldo della sua (eccessiva, questa sì) “passione” letteraria.  E’ un egoista, ripeto.

E questa grande empatia che tutti hanno invece provato con il protagonista?

Un imbroglio.

Bello e buono.

E’ facile irretire il lettore. Illuderlo così. E’ per questo che non ha avuto successo all’inizio in USA!!

I lettori negli anni sessanta erano meno mammolette di quelli di oggi! E’ evidente.

Perché non hai parlato?

Ho avuto paura della lapidazione. Eravate tutti così entusiasti!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un commento

  1. Umbi · · Rispondi

    Un po’ accidioso e stoneriano questo anonimo che ha rinunciato all’intervento per timor di lapidazione!

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