Virtù vacillante o noia imperante?

Da Mishima, che riesce ad essere intimamente scandaloso a 60 anni esatti dalla sua uscita, un libro che senza amare nessuno dei suoi personaggi, ci racconta di quanto sia inutile una vita senza interessi, dei pericoli della noia, che la repulsione per la maternità esiste, di come si possa dipendere da un uomo oggetto e dai rischi di un marito distratto.
Il tutto in una remota galassia dove il senso di colpa è sconosciuto e si intrecciano senza soluzione di continuità natura, sentimenti, stati d’animo e lo scorrere delle stagioni.
Evviva il movimento femminista che ha riconosciuto alla donna la possibilità di trovare uno scopo e di realizzarsi al di fuori delle mura domestiche.
E, onestamente, ammettiamolo: quante sono le donne che si suicidano a causa di un amante egoista e quante rientrano mestamente e silenziosamente in un’eterna quotidianità?
Bye bye Emma Bovary, Setsuko ci racconta meglio delle donne che “hanno attraversato il fiume mentre il marito è rimasto sulla sponda”.
PS: che dispiacere non aver partecipato alla discussione!IMG_5773

Un commento

  1. Condivido la lucida analisi di Anonella. E’ stato un bel libro e sono contento di averlo letto. Certo non un libro “facile”. Lascia sgomenti e mi ha lasciato sopratutto con un interrogativo.
    Qual’è la virtù vacillante?
    Di primo acchitto la risposta facile è: la “virtù” della protagonista.
    Ma poi a ben vedere sono tutte le altre che anche (e forse più) vacillano: quelle del marito, dell’amante, dell’amica, dell’io narrante.
    Insomma, le nostre.

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